#Archeolounge…alla scoperta degli Etruschi

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#Archeolounge…alla scoperta degli Etruschi

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Articolo pubblicato il 27 maggio 2016 nella rubrica “archeolounge” del sito di Discover Prato.

Accomodatevi nel salottino di ArcheoLounge, vi accompagneremo come sempre alla scoperta dei tesori archeologici nascosti o poco conosciuti del nostra città.

Questa volta però non vi parleremo di Medioevo, ma andremo alle radici del nostro territorio per immergerci nell’epoca etrusca.

Abbiamo infatti deciso di visitare la mostra “L’ombra degli Etruschi. Simboli di un popolo tra pianura e collina”, allestita a Palazzo Pretorio, in occasione di una giornata in cui era possibile abbinarla alla visita guidata al sito archeologico di Gonfienti (il 10 aprile scorso).

Eccovi il nostro resoconto!

Intanto alcune notizie tecniche: l’allestimento è a cura dell’arch. Francesco Procopio, mentre il progetto scientifico è di Giuseppina Carlotta Cianferoni (Polo Museale della Toscana), Paola Perazzi, Gabriella Poggesi e Susanna Sarti (Soprintendenza Archeologia della Toscana), in collaborazione con Rita Iacopino (responsabile del coordinamento risorse culturali e museali del Comune). La mostra sarà aperta fino al 30 giugno e, seguendo la pagina Facebook di Palazzo Pretorio, è possibile rimanere aggiornati sulle molte iniziative ad essa collegate.

La nostra giornata “etrusca” è cominciata, sotto un sole splendente, all’ingresso di Palazzo Pretorio. Qualche minuto di attesa, avevamo prudentemente prenotato come da informazioni viste su Facebook, e la nostra avventura indietro nel tempo è cominciata.

Ingresso alla mostra.

Le sale sono buie, si viene subito rapiti dalla suggestione creata dalle ombre e dalle luci che, con forti contrasti, invitano a concentrarsi sulla materialità dei reperti e sulle loro forme di nuda pietra.

L’atmosfera raccolta ci sembra adatta a raccontare il tema principale della mostra, il mesto mondo dell’oltretomba, con un rimando all’universo del sacro in generale.

I reperti in pietra sono quelli distintivi del nostro territorio, le “pietre fiesolane”: cippi e stele in arenaria con decorazioni a rilievo e originariamente dipinti , poste tradizionalmente lungo le vie di comunicazione, a nord del corso dell’Arno, tra la Sieve e l’Ombrone.

Si tratta, in pratica, manufatti di varia forma e dimensione (da quella schiacciata delle stele a quella a forma sferica, di prisma o di parallelepipedo dei cippi), posti in corrispondenza di tumuli funerari riferibili a personaggi di ceto elevato.

La prima sala della mostra e un particolare del cippo di Settimello.

La mostra, infatti, raccoglie reperti provenienti, oltre che dall’area pratese (ad esempio Artimino), anche dal più ampio contado fiorentino (tra cui Fiesole), dal Mugello (in particolare la zona di S. Agata e Scarperia) e da alcuni siti della Val di Sieve (tra cui Londa).

La nostra guida, l’archeologa Sara Lotti, ci invita a soffermarci sui diversi stili dei bassorilievi e delle incisioni. Rimaniamo impressionate dal grande cippo di Settimello con i quattro leoni rampanti e dalle stele con le figure semplici ed eleganti del cavaliere e del soldato.

Il cavaliere della stele di San Sepolcro e il guerriero del cippo di Montebonello.

L’esistenza di Gonfienti è appena accennata nella seconda sala, con una piccola sezione contenente pezzi di meravigliosa fattura: una splendida coppa (kylix) decorata con figure rosse su sfondo nero, realizzata dal pittore ateniese Douris, e i bronzetti votivi, i cosiddetti “idoli”, piccole statuine di bronzo rappresentanti persone devote nell’atto di offrire doni alle divinità.

È molto interessante la scelta di mostrare in copia, l’originale è conservato al British Museum of London, il “pezzo” più famoso degli idoli, l’Offerente di Pizzidimonte, ritrovato assieme alla maggioranza dei bronzetti qui esposti nella omonima località alle pendici della Calvana. Non si tratta infatti una comune replica, ma è la stampa in 3D frutto di un sofisticato lavoro di ricerca svolto dal laboratorio Vast-Lab del PIN-Polo Universitario “Città di Prato” e dall’associazione culturale “Prisma”, in collaborazione con il Museo di Palazzo Pretorio e la Soprintendenza Archeologia della Toscana.

I bronzetti votivi e la kylix di Douris provenienti da Gonfienti.

La mostra ci racconta meno della vita quotidiana del famigerato popolo, che conosciamo soprattutto attraverso le scene raffigurate nelle stele e che, nel nostro caso, è evocata nell’ultima sala, come uno sguardo da lontano su banchetti e altri episodi conviviali.

Scene di vita quotidiana dalla stele Peruzzi e dalla stele di San Sepolcro.

È interessante che, nelle didascalie di alcuni reperti, sia posta l’attenzione sul racconto di alcuni “tribolati” ritrovamenti. Molto spesso, infatti, i cippi e le stele furono riutilizzati, in epoche più o meno recenti, come materiale da costruzione o per svolgere funzioni completamente diverse dal loro uso originario, spesso da persone che non potevano comprenderne il pregio e il valore.

In particolare qui vogliamo segnalare il curioso caso del cippo trasformatosi in contrappeso per vaso di limoni!

Un momento della visita con la nostra guida e il cippo di Travalle utilizzato come contrappeso in età moderna.

L’accenno rapido a Gonfienti, in mostra, rischia forse di rimanere un “assaggio” ma, nella nostra occasione di visita, ha rappresentato invece un antipasto succulento, perché seguito dalla visita al sito archeologico.

Una volta riemersi dalle ombre cariche di mistero e suggestione delle sale di Palazzo Pretorio, un  breve tragitto in auto ci ha condotto al piccolo borgo di Gonfienti, vivacizzato il 10 aprile scorso dalla Festa della Primavera, con la piazzetta della chiesa allegra e gremita di gente.

Qualche passo fra i cigli erbosi dell’interporto ed ecco che ci son stati aperti i cancelli del sito archeologico!

La nostra guida preparatissima era Giovanni Millemaci, archeologo che per anni ha scavato la città etrusca e che dobbiamo ringraziare per la sollecitudine alle risposte e per la correttezza delle notizie forniteci, seppur con grande semplicità. Dote rara e apprezzabilissima negli archeologi… E ve lo dicono due archeologhe!

I resti del Lotto 14 di Gonfienti, oggi all’interno dell’area dell’interporto. Sullo sfondo il rilievo della Calvana e il piccolo borgo di Pizzidimonte alle sue pendici.

L’unica struttura ad oggi visitabile, è fornita di due pannelli didattici, scaricabili anche online, qui, è un grande complesso edilizio di notevoli dimensioni (Lotto 14) costituito da una serie di ambienti, articolati intorno ad un cortile centrale, di cui ancora si distinguono i setti murari, rasi, e la strada, larga circa 5 metri, da cui è affiancato.

Da questo edificio provengono numerosi reperti legati alla vita domestica, ma anche oggetti pregiati come la coppa (kylix) in mostra.

Grazie alla nostra guida veniamo a sapere che Gonfienti, il cui originale nome etrusco è ancora ignoto, fu una scoperta fortuita, come spesso accade, nel corso della realizzazione del moderno interporto della Toscana Centrale e che, probabilmente, si trattava di… un interporto:ggi come allora!

Sembra infatti che il centro di Gonfienti sia stato fondato, intorno al VI sec. a.C. a controllo degli scambi commerciali e della principale viabilità transappenninica fra il territorio di Artimino, a cui lungo il corso dell’Arno arrivavano numerose materie prime, tra cui il ferro proveniente dall’Elba, e l’Etruria padana. Il sito sorge infatti ai margini di quello che un tempo era un bacino fluvio-lacustre e fu per questo bonificato con grandi opere di canalizzazione e drenaggio delle acque, in un’area compresa tra il fiume Bisenzio, il torrente Marinella e la piccola altura di Pizzidimonte.

Il centro etrusco si sviluppò secondo uno schema regolare già noto a Marzabotto (l’antica Kainua, il centro gemello di Gonfienti di là dall’Appennino), con strade ortogonali su cui si affacciano edifici delimitati da canali per il drenaggio delle acque.

La imponenza dell’intervento urbanistico realizzato a Gonfienti è percepibile in tutta la vasta area archeologica dove sono stati rinvenuti pozzi e opere di regimentazione delle acque. Purtroppo, però, furono probabilmente proprio i i cambiamenti climatici e il dissesto idro-geologico a determinare,  già dalla fine del V secolo a.C., l’abbandono del sito.

L’area archeologica è molto estesa, si presume intorno ai dodici ettari (il solo Lotto 14 è grande 1400 mq), e costituisce ad oggi uno dei maggiori centri etruschi conosciuti. Solitamente, purtroppo, non è accessibile se non tramite visite organizzate da personale autorizzato. Il sito è sotto tutela della Soprintendenza per i beni Archeologici della Toscana e gli scavi sono attualmente fermi, in attesa che si risolvano questioni burocratiche per la sua conservazione e fruizione.

E Camars?! Gli archeologi non credono che la “nostra” Gonfienti possa essere identificata con la misteriosa città di Camars, citata da Tito Livio. Quel che è certo, però, è che, anche senza rincorrere suggestioni, questo sito archeologico riveste un ruolo di fondamentale importanza.

Sono straordinarie, infatti, non solo la scoperta di un centro urbanisticamente pianificato di tali dimensioni ma anche, più in generale, le informazioni che può fornire per la comprensione della presenza del popolo etrusco nel nostro territorio, dando ragione così dei tanti ritrovamenti finora fortuiti (come il caso dell’Offerente di Pizzidimonte) e di cui si avevano segnalazioni nelle aree limitrofe.

A volte viene da chiedersi… Perché cercare oltre quando già la ricchezza del patrimonio presente, se analizzato in modo attento e nel suo contesto di riferimento, basterebbe a scrivere pagine e pagine di storia, a riempire musei e a solleticare l’immaginazione degli abitanti di un territorio?

E così si conclude l’avventura di due medieviste nel mondo degli Etruschi, un popolo che mai cessa di stupire in tutte le sue manifestazioni e che ha lasciato tante tracce nel nostro territorio. Un territorio che non dobbiamo mai stancarci di percorrere, con mente attenta e sguardo lucido, e di scoprire, grazie alle tante testimonianze che ci son state tramandate e che occasioni come questa mostra ci offrono.

#archeolounge

 

Per saperne di più:

  • Bocci E., Poggesi G., Simili B. 2001, Prato-Gonfienti: la ricerca archeologica nell’area dell’Interporto, in G. Poggesi (a cura di), Archeologia 2000. Un progetto per la provincia di Prato, Atti della giornata di studio (Carmignano 1999), pp. 58-71.
  • Cappuccini L., Ducci C., Gori S., Paoli L. 2009, Le “Pietre Fiesolane” in Museo Archeologico del Mugello e della Val di Sieve. Catalogo dell’esposizione, pp. 83-93.
  • Zecchini M. 2011, La città etrusca di Gonfienti, la kylix di Douris e l’offerente di Pizzidimonte,  “Prato. Storia e Arte” n.109, pp. 7-17.
  • Parco Archeologico di Carmignano – http://www.parcoarcheologicocarmignano.it/

Chiara Marcotulli e Francesca Cheli – Laboratori Archeologici San Gallo

 


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